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Le conseguenze della guerra in Ucraina sui metalli

La transizione energetica ha sempre più bisogno di metalli

Scuro Chiaro

Lo scenario

Nello scenario di base elaborato dalla direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, ammettendo che l’Europa continui a ricevere almeno parte dei flussi di gas dalla Russia, “i prezzi di gas ed energia diminuiscono nei prossimi anni, ma rimangono eccezionalmente elevati”. I metalli industriali come il rame e l’alluminio, invece, “proseguono il trend rialzista di lungo periodo”. Sul più lungo periodo, la guerra porterà a un isolamento internazionale di Mosca che, oltre ad alimentare il risentimento del paese verso l’Occidente, si affiderà maggiormente alla Cina. La globalizzazione proseguirà la sua transizione in regionalizzazione: le catene del valore, di conseguenza, si accorceranno e si installeranno in paesi amici (un concetto noto come friend-shoring). Intesa Sanpaolo prevede che le materie prime diventeranno degli asset strategici e che il dollaro statunitense perderà parte della sua egemonia.

In apparenza petrolio, gas e grano sono i materiali che più impattano sulle economie mondiali dopo l’invasione russa, per le note vicende legate all’approvvigionamento energetico. Ma c’è dell’altro come dimostrano i ricchi terreni anche nelle repubbliche separatiste e cosa contengono nel sottosuolo. Il ferro ucraino copre il 6% del fabbisogno globale, mentre il titanio il 20%. Così il Cremlino punta tutto sulle risorse (visto che la campagna militare su Kiev è un flop).

Ucraina (e non solo) è un importante fornitore di metalli

Agli operatori dell’industria metallurgica è ben noto che l’Ucraina e la Bielorussia sono importanti fornitori globali di titanio, ferroleghe-Mn, caolino e potassio. Allo stesso modo sappiamo che la Russia controlla quote importanti della fornitura internazionale di un lungo elenco di materie prime. L’intero pianeta, in primis l’Unione Europea, dipende quindi in larga misura dalla Russia per la disponibilità di diversi metalli di base – acciaio, alluminio, rame, nichel – così come per quelli più critici, ad esempio i metalli del gruppo del platino, del titanio, del vanadio e dell’antimonio. Sono questi i metalli a rischio maggiore. E’ normale che la grave crisi Russia-Ucraina, con l’aggressione militare in corso, influisca sulle garanzie europee di approvvigionamento dei materiali non alimentari e non energetici (i cosiddetti NFNE, Non Food Non Energy) e abbia creato massima allerta sui mercati internazionali.

Metalli a rischio fornitura

Tra le principali minacce alla sicurezza degli approvvigionamenti si possono identificare:
– le sanzioni che incidono sul finanziamento dell’industria mineraria e metallurgica russa e sulla sua capacità di importare materie prime o esportare prodotti finiti, che con tutta probabilità sconvolgeranno le catene di approvvigionamento a livello globale;
– le restrizioni mirate all’import/export di materie prime specifiche nel contesto di sanzioni aggiuntive dall’UE e/o contromisure dalla Russia;
– l’aumento dei prezzi dovuto alla disponibilità limitata delle materie prime, ai costi troppo elevati dell’energia e all’interruzione delle esportazioni UE verso i paesi coinvolti nella guerra.

Materiali e settori chiave più colpiti

L’Ucraina e la Bielorussia controllano una quota considerevole della fornitura globale di materie prime specifiche come, ad esempio, il titanio. Nel 2020 Russia, Ucraina e Bielorussia hanno rappresentato il 12,3% delle importazioni complessive dell’UE per quanto riguarda il gruppo di prodotti NFNE (Non Food Non Energy). L’export dell’Unione destinato a questi tre Paesi ha invece raggiunto per lo stesso gruppo di prodotti solo il 3,8%.
Mentre le importazioni dell’UE sono costituite principalmente da materiali raffinati e materie prime primarie, l’export è, al contrario, principalmente composto da semilavorati e prodotti a valle.

Il caso del titanio

Ferro, titanio, lignite e metalli rari: l’elenco è preciso, come precisi sono gli impatti su vari fronti produttivi. Il prezzo del titanio è dato in aumento di due terzi a causa dell’interruzione della catena di approvvigionamento e delle sanzioni russe. Anche per questa ragione i produttori giapponesi di titanio dovrebbero guadagnare di più, mentre il mercato globale è di fatto sconvolto. Per citare uno dei casi più noti, la statunitense Boeing ha recentemente smesso di acquistare titanio dal suo più grande fornitore, ovvero la società russa VSMPO-Avism, ramo della statae Rostec.

Anche nel settore medicale ci sono e ci saranno conseguenze: nomi in vista come Zimmer acquistavano tutto il titanio per le protesi da Ucraina e Russia. Ora bisognerà immaginare fonti alternative, perché Mosca è fuori gioco per le sanzioni e Kiev non riuscirà nel medio periodo a rimettere in piedi il proprio sistema, senza dimenticare che molti metalli in questione sono presenti copiosi nelle repubbliche separatiste.

I fronti produttivi

Nichel e palladio sono centrali nella produzione dell’acciaio inossidabile, delle batterie agli ioni di litio necessarie per alimentare le auto elettriche, nella produzione di convertitori catalitici. Il settore dell’automotive ne è direttamente coinvolto. I prezzi del nichel sono aumentati del 400% dall’inizio di quest’anno e sono particolarmente attenzionati dagli analisti perché, già nell’ultimo biennio, sono stati interessati da anomali aumenti di prezzo: certamente ha influito la pandemia, ma l’invasione russa dell’Ucraina ha fatto il resto assieme ad una buona dose di speculazione. Più di qualcuno ha ipotizzato che Mosca potesse imporre un divieto di esportazione. Nel 2020 l’Ucraina ha esportato in Cina 7,26 miliardi di dollari di prodotti come ferro, mais e oli di semi: come dire che non solo l’Europa è interessata da questo vero e proprio terremoto commerciale.

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