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I vantaggi dell’economia circolare per le aziende italiane nel 2022

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RICICLO E RECUPERO DEI METALLI: UNA VISIONE A 360°

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Secondo il Circular Economy Report a cura del Politecnico di Milano, cresce il numero di imprese che hanno implementato questa pratica: nel 2021 erano il 44%.

Cresce il numero di aziende in Italia che investono in pratiche di economia circolare. Secondo il Circular Economy Report a cura dell’osservatorio Energy&Strategy della School of management del Politecnico di Milano, che da tre anni monitora gli investimenti delle imprese in Italia, nel 2022 il 57% delle aziende ha adottato almeno una pratica di economia circolare, mentre nel 2021 erano il 44%. Tuttavia il 65% di chi non ha ancora implementato pratiche circolari non ha dimostrato interesse nell’adottarle in futuro.

In Italia già risparmiati 14,4 miliardi di euro

Oltre 14,4 miliardi di euro: sono i risparmi già ottenuti in Italia, a fine 2021, grazie all’adozione efficace di pratiche manageriali di economia circolare, che hanno permesso di utilizzare meno risorse e di estendere il ciclo di vita utile dei prodotti nei sette macrosettori oggetto d’indagine. Una bella cifra che tuttavia rappresenta solo il 14% circa di quanto si potrebbe risparmiare entro il 2030 se la circular economy venisse applicata nella sua totalità: più di 103 miliardi di euro all’anno, cui vanno aggiunte, in ottica di impatto ambientale, quasi 1,9 MtCO2 di emissioni in meno (il 45% dalle costruzioni, il 21% dal food&beverage, il 20% dall’automotive). A dirlo è il Circular Economy Report 2022 dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, giunto alla sua terza edizione e presentato oggi in una mattinata di dibattito che ha coinvolto come sempre le aziende partner.
Ma il bicchiere va visto mezzo pieno: per la prima volta ha superato la metà (57%, era il 44% nel 2021) la quota di imprese intervistate dall’Osservatorio che ha adottato almeno una pratica di economia circolare, tra cui praticamente tutto il comparto tessile e del food&beverage (80% o più), mentre è scesa al 27% la soglia degli irriducibili, che non ne vogliono nemmeno sentire parlare. Inoltre, è salita al 61% la percentuale di aziende che ha investito significativamente, rispetto alla propria taglia, in questo nuovo paradigma e che in più di metà dei casi stima tempi di rientro inferiori o pari a 2 anni: una scommessa che oggi vede a fianco degli imprenditori anche il sistema bancario-finanziario, il cui interesse verso l’economia circolare è cresciuto nell’ultimo anno al punto da mettere a disposizione oltre 30 miliardi di euro di finanziamenti per supportare la transizione.

È il tessile il settore più virtuoso

Tra i 7 macrosettori analizzati dal Circular Economy Report, il comparto tessile è quello con il più alto numero di aziende che ha già implementato almeno una pratica manageriale di economia circolare (82%), seguito dal food & beverage (80%). Si classifica in ultima posizione il settore elettronica di consumo (15%).

È il riciclo la pratica più diffusa

La pratica di economia circolare più diffusa in Italia è il riciclo di prodotti e di componenti, adottata dal 61% del campione.Il 32% invece ha implementato azioni di design per il disassemblamento, per una facile riparazione e per la progettazione senza rifiuti, minimizzando la quantità di materie utilizzate. La rigenerazione è stata adottata nel 29% dei casi, il riutilizzo dal 24%, il “design for upgradability” dal 19%. Infine, sistemi di reso sono stati scelti dal 15% delle aziende e di “product service system” dall’8%.

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Il nostro focus, in sintonia con il Gruppo Fiori, è esplorare l’economia circolare dei metalli attraverso molteplici punti di vista e approfondimenti, con un tono tecnico, oggettivo e divulgativo. Parliamo soprattutto di metalli e mercati, ma anche di sostenibilità e ambiente, innovazione e tecnologia. 

Arrivederci a presto!

Buona lettura!

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